Hai presente quella sensazione di “darti la zappa sui piedi” da sola/o?
Come se una parte di te, a un certo punto, si schierasse contro se stessa, decidendo di intralciare i tuoi piani. Si tratta di un auto-sabotaggio: una forma di comportamento in cui, senza volerlo, metti in atto azioni che vanno contro i tuoi stessi obiettivi e desideri.
Quando questo accade, generalmente, non comprendendo il senso di questo sabotaggio, ci arrabbiamo con noi stessi.
Ma perché una parte di noi dovrebbe desiderare di sabotarci? Proviamo a fare chiarezza su questo meccanismo e su come la mindfulness può aiutarci.
In realtà questa spiacevole situazione è l’espressione di un conflitto interno di cui nella maggior parte dei casi non siamo consapevoli.
Probabilmente avrai visto il film Inside Out o il più recente Follemente di Paolo Genovese. In entrambi i casi i protagonisti sono i personaggi che popolano il nostro mondo interno: istanze diverse, con emozioni, bisogni e motivazioni spesso in conflitto tra loro.
Il problema quindi non è “scovare il nemico interno” ma imparare ad ascoltare tutte le parti di noi per comprendere a quale esigenza dell’organismo stanno dando voce.
In questo senso, il sabotaggio è proprio frutto di una “lite interna” e dell’abitudine ad agire automaticamente cercando di “zittire” le voci che non abbiamo voglia di ascoltare.
La pratica della mindfulness può aiutare proprio a riconoscere le diverse emozioni che si muovono dentro di noi, ad ascoltarle e accoglierle senza giudizio. Uno dei motivi per cui queste “voci” non vengono davvero ascoltate è che siamo sempre di fretta e mentre si corre non è facile distinguere i particolari.
Sarebbe come voler distinguere un albero dall’altro mentre stiamo guidando a tutta velocità sull’autostrada. Quello che riusciremo a vedere sarà solo l’albero più grosso o più colorato.
Per distinguere un albero dall’altro ho bisogno di rallentare il passo e la possibilità di cogliere le sfumature aumenterà parallelamente alla mia capacità di ridurre la velocità.
Questo spazio di osservazione e auto-osservazione, con un po’ di allenamento, offre davvero la possibilità di scegliere consapevolmente cosa fare senza essere trascinati dall’istanza che prende il sopravvento di volta in volta in modo automatico.
Diventare consapevoli significa poter essere davvero responsabili ovvero “capaci di rispondere” a quello che accade senza scivolare nei comportamenti automatici che, per quanto economici, ci fanno perdere un pezzo a volte importantissimo di realtà.
Per fortuna, anche attraverso l’autosabotaggio, l’organismo, nella sua saggezza, ci costringe a fermarci.
Sta a noi adesso decidere se arrabbiarci con la parte che ci ha tirato una “zappa sui piedi” o provare a fermarci e ad ascoltare di cosa ha bisogno.